
Il discorso zeppo di menzogne del presidente Donald Trump al Congresso a camere riunite, il 4 marzo 2025, è cominciato con una menzogna post-elettorale da lui ripetuta più volte. Trump ha detto di aver vinto le elezioni con “un mandato come non se ne vede da decenni”. E questo non è vero.
Trump ha vinto il voto popolare, quello che per convenzione è associato a un mandato politico, per il rotto della cuffia, con uno scarto minimo, di 1,5 punti percentuali (49,8% contro il 48,3% di Kamala Harris). Tutti i presidenti prima di lui, dal 1968 in poi, tranne George W. Bush nel 2000 e Trump stesso nel 2016 che il voto popolare proprio lo persero, hanno fatto meglio di lui. Trump è l’ultimo in classifica. Niente vittorie a valanga per lui. E’ addirittura un plurality president, neanche ha ricevuto la grazia della maggioranza assoluta dei voti.
Poi Trump ha aggiunto di aver vinto “2700 contee contro 525 [di Harris] in una mappa [del paese] che è quasi completamente rossa cioè repubblicana”. E questo è vero (quasi vero, le cifre sono approssimate) ma fuorviante. La mappa elettorale degli Stati Uniti per contea è da decenni quasi tutta rossa, cioè repubblicana, per una ragione molto semplice. I repubblicani vincono in aree che sono territorialmente estese, quindi con molte contee, ma poco popolate. Le aree blu dove vincono i democratici sono assai meno estese, riguardano poche contee, ma sono molto più popolose, urbane.
Qui c’è un’altra misura importante da considerare. Dal punto di vista economico, il contrasto fra l’America rossa e l’America blu è drammatico. Le contee democratiche sono molto più sviluppate di quelle repubblicane, sono il cuore produttivo, propulsivo, innovativo, internazionalizzato del paese; sono abitate da elite cosmopolite, da ceti medi e operai moderni e istruiti, da minoranze etnico-razziali. Le contee repubblicane sono invece rurali, small-town, più omogenee, tradizionali, più lontane dai traffici del mondo.
La Brookings Institution ha fatto i conti. Nelle ultime tornare elettorali l’America blu democratica, così ristretta, ha rappresentato i due terzi del prodotto interno lordo. Mentre l’America rossa repubblicana, così visualmente ampia, ne ha rappresentato, anche quando ha governato e come oggi governa il paese, il restante terzo, una netta minoranza. Da tornata a tornata ci sono state variazioni marginali nelle esatte percentuali che, almeno in parte, ne spiegano anche il diverso risultato finale.
Nel 2024 Trump ha vinto in 2633 contee che producono il 38% del PIL del paese. Kamala Harris è arrivata prima nel resto del territorio, vale a dire in poche contee, 427, che tuttavia producono il 62% del PIL. Guardando alle elezioni precedenti Trump ha migliorato la sua performance “economica” rispetto al 2020; rappresentava allora il 29% del PIL, quando perse contro Biden. Ma non ha migliorato quasi niente rispetto al 2016; rappresentava il 36% del PIL e vinse contro Hillary Clinton.
Trump ha vinto nel 2024 anche perché ha strappato alla candidata del partito democratico la maggioranza in alcune contee urbane altamente produttive in Arizona (Maricopa County, cioè Phoenix), in Texas (Tarrant County, cioè Dallas-Fort Worth) e altrove, che invece nel 2020 avevano votato Biden. Contee che tuttavia avevano già votato per Trump nel 2016, accompagnandone la vittoria di allora. Trattasi di swing counties, insomma.
Elezioni presidenziali per contea, 2024 (Trump II)

Elezioni presidenziali per contea, 2020 (Biden)

Elezioni presidenziali per contea, 2016 (Trump I)

Questa struttura politico-territoriale non è una novità degli ultimi anni. Tuttavia dal 2016 si è fatta molto più netta. Ed è senza precedenti che, vincitore o sconfitto, il candidato del partito repubblicano sia precipitato a rappresentare una quota così minoritaria dell’economia nazionale. Nel 2000, per dire, la quota di PIL rappresentato dalle contee vinte da George W. Bush era stata del 46%.
Elezioni presidenziali per contea, 2000 (Bush Jr)

- Immigrati non autorizzati, chi ne ha espulso di più (bonus: un sondaggio sulle politiche di espulsione)
- Finì in galera per aver accusato il presidente di avere “una sete sfrenata di ridicola pompa e di stupida adulazione”. Nel 1798 con gli Alien and Sedition Acts, altri tempi.
Categorie:Uncategorized