
Del “Viale del tramonto” abbiamo visto il film, di Getty sappiamo anche in Italia, il nome Wilshire evoca meno cose – ma forse, nella città in fiamme, è quello che meglio racconta la pazzia delle origini di Los Angeles.
Gaylord Wilshire era un “milionario socialista” arrivato dall’Ohio a fine Ottocento, speculatore edilizio con il ritratto di Marx in ufficio, editore di un mensile socialista da mezzo milione di copie (Wilshire’s Magazine, pubblica a puntate Il popolo dell’abisso di Jack London), candidato seriale a mille cariche pubbliche prima di abbandonare la politica elettorale e di abbracciare l’anarco-sindacalismo e lo sciopero rivoluzionario, sodale di Emma Goldman. In tarda età, dopo la Grande guerra, fu promotore di una cintura elettrica salutista dagli effetti miracolosi (un quack doctor alla Dulcamara, insomma). Morì in povertà a New York.
A Los Angeles negli anni 1880s fece un sacco di soldi trafficando in proprietà terriere fra Pasadena e Santa Monica. Sviluppò un’area residenziale di lusso attraversata da un gran viale che poi donò alla città – purché diventasse un boulevard con il suo nome. Los Angeles stava allora passando da 10.000 a 50.000 abitanti, l’area in questione era un grande campo d’orzo.
Henry Gaylord Wilshire (1861-1927), dal suo libro Socialism Inevitable, 1907

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