Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

La democrazia in America, un fragile armistizio (non solo in America)

Rubo una pagina dal libro di Mattia Diletti, Divisi. Politica, società e conflitti nell’America del XXI secolo (Treccani, 2024, 130 pp., qui alle pp. 30-31). Un bel saggio nuovo di zecca che, in vista delle imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, cerca di rispondere alla domanda, “Ma come diavolo siamo arrivati fino a qui?”

Oggi vi sono diversi conflitti che appaiono irriducibili: le elezioni presidenziali sono la manifestazione più tatrale e mediatica di questa polarizzazione, ma il conflitto attraversa ogni giorno il Congresso, i Congressi dei cinquanta Stati, le City Hall delle città americane, le relazioni fra il governo federale e quelli statali. E poi i conflitti su genere, possesso delle armi, politiche ambientali, fiscalità, politiche sociali, politiche contro la discriminazione razziale e via proseguendo. Conflitti fra istituzioni e conflitti sulle policy, conflitti fra identità e conflitti fra interessi. Anche gli interessi privati e le lobby che interagiscono con eletti e governo, infatti, acuiscono questa dinamica. Sono al tempo stesso legittima rappresentazione degli interessi economici, sociali e religiosi di una società plurale, ma anche motore di ulteriore conflittualità e diseguaglianza. Alcuni teorici della democrazia americana pensavano che la libera competizione fra interessi avrebbe stabilizzato il sistema politico tramite una serie di compromessi più o meno virtuosi, accettabili da buona parte degli stakeholder in gioco, ma la realtà di oggi è ben altra.

Dai conflitti sui temi della morale a quelli economici, siamo lontani sia dall’idea di una guerra ad armi pari sia da quella di un conflitto “regolato”. La violenza è uno strumento che alcuni gruppi ritengono accettabile, mentre altri si organizzano per essere pronti a difendersi. Letteralmente, si armano. Si armano i gruppi del suprematismo bianco e della resistenza nera. Sono gruppi marginali, ma esistono; sono sempre esistiti, ma oggi le loro fila aumentano. La democrazia è un armistizio, è una tecnologia di organizzazione del potere disegnata per rendere le società plurali al tempo stesso stabili e “contendibili”, con lo scopo di non scivolare dentro la guerra civile ogni volta che interessi strutturati divergono fra loro. L’armistizio si basa anche sulla certezza che le maggioranze non possono calpestare i diritti delle minoranze, protette dallo stato di diritto. Questo armistizio, non solo negli Stati Uniti, appare sempre più fragile.

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