Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Minnesota, lo Stato del progressismo Midwestern

Tim Walz, scelto da Kamala Harris come candidato alla vice presidenza, è governatore di uno stato, il Minnesota, che ha una storia secolare di movimenti progressisti, populisti di sinistra nel senso Midwestern del termine, confluiti infine nel partito Democratico.

In Minnesota, infatti, il partito statale non si chiama Democratico bensì Democratic-Farmer-Labor Party, affiliato al partito Democratico nazionale. E’ erede, anche nel nome, di una tradizione di partiti laburisti urbani e agrari legati ai sindacati la cui fusione avvenne nel pieno del New Deal, nel 1944. E’ erede anche di una tradizione di partecipazione civica: alle elezioni presidenziali degli ultimi anni l’affluenza alle urne si è avvicinata all’80% degli aventi diritto, un record nazionale.

Oggi il DFL controlla in pieno il governo statale, esprime il governatore (Walz appunto) e la maggioranza in entrambe le camere. Ha quindi potuto produrre una legislazione interessante sui diritti (libertà di scelta sull’aborto, uso ricreativo della marijuana, diritti LGBT, controlli su chi acquista armi) e sul welfare (accesso quasi gratuito all’istruzione superiore, spese per l’istruzione indicizzate all’inflazione, diritti parentali per i lavoratori).

Seguendo l’ispirazione di tipo social-democratico dei primi immigrati europei di discendenza germanica (Walz è luterano) e soprattutto scandinava, il Minnesota ha sempre avuto una spesa pubblica elevata, e quindi tasse. Il nickname ufficiale dello stato è “Land of 10.000 Lakes” (un terzo della sua superficie è costituito da quasi 15.000 piccoli laghi), per i nemici è invece “Land of 10.000 Taxes”, il paese delle 10.000 tasse.

La politica statale ha prodotto figure storiche nazionali liberal come Hubert Humphrey e Walter Mondale, entrambi vice presidenti e candidati presidenziali del partito. Ha prodotto anche esponenti più left liberal come i senatori progressisti Eugene McCarthy (attivo negli anni Sessanta) e soprattutto Paul Wellstone, vera icona e speranza della sinistra Democratica, ebreo di discendenza ucraina scomparso in un incidente aereo nel 2002, all’età di 58 anni.

Oggi il partito include molti club che fanno riferimento ai nuovi immigrati, ben presenti nell’area metropolitana Minneapolis-Saint Paul, le Twin Cities sorte sulle due sponde del Mississippi: asiatici (indiani e Hmong), ispanici, africani (somali). E’ somala la deputata nazionale di Minneapolis, Ilhan Omar. La vice governatrice è Native American, diventerebbe governatrice, la prima donna e la prima nativa, qualora il ticket Democratico vincesse le elezioni presidenziali.

Naturalmente Minneapolis è stata teatro degli incidenti razziali più drammatici della lunga estate del 2020, e cioè l’assassinio da parte di un poliziotto bianco del cittadino afro-americano George Floyd e le proteste (anche violente) che ne sono seguite. Di questa storia è assai probabile che si ritornerà a parlare in campagna elettorale, con i toni delle campagne elettorali. 

P.S. Stato in bilico? Almeno la storia dice di no. L’ultima volta che il Minnesota ha votato Repubblicano nelle elezioni presidenziali è stato mezzo secolo fa, nel 1972, quando votò Democratico solo il Massachusetts (la valanga che seppellì George McGovern e illuse Richard Nixon). Anche prima di allora, bisogna risalire al caro Ike, nel 1952 e 1956. Nel 1912 creò le sue credenziali progressiste scegliendo in massa il candidato di un terzo partito, Theodore Roosevelt del Progressive Party.

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  1. Comunicazione 08.08.24 - Stefano Ceccanti

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