

Il 25 luglio 2023 il presidente Joe Biden ha istituito l’Emmett Till and Mamie Till-Mobley National Monument, un monumento nazionale che onora la vita di Emmett, un adolescente nero di 14 anni assassinato da razzisti bianchi nel 1955, in Mississippi, e di sua madre Mamie, una militante del movimento per i diritti civili scomparsa nel 2003.
Nell’agosto del 1955 un ragazzo nero di Chicago, il quattordicenne Emmett Till, andò a trovare i parenti in Mississippi, e non ne uscì vivo. Forse non era abituato alle durezze dei regimi segregati del Sud, forse era esuberante per carattere, certo non ascoltò i consigli accorati della famiglia a stare al suo posto. Fatto sta che fischiò di ammirazione a una donna bianca, la moglie del proprietario di un negozio. Qualche giorno dopo il marito della donna e un amico prelevarono Emmett dalla casa dello zio, dove era ospite, e lo caricarono in macchina sotto la minaccia delle armi. Il suo corpo riemerse dal Tallahatchie River con del filo spinato intorno al collo, sfigurato dalle torture, finito con un colpo in testa.
Fu riconosciuto solo dall’anello che portava al dito.
Due storie si dipanarono intrecciate da quel momento. Da una parte c’è la storia della madre di Emmett, Mamie Till-Mobley. La signora Till-Mobley volle che il funerale si svolgesse a Chicago, nella chiesa da loro frequentata a Bronzeville, un quartiere nero nel South Side. Volle che il funerale fosse un evento pubblico, il più pubblico possibile. Volle che la bara fosse aperta affinché tutti i presenti potessero vedere che cosa era stato fatto a suo figlio. Volle che Jet Magazine, un periodico illustrato afroamericano, ne pubblicasse le fotografie ravvicinate, affinché vedesse tutto il mondo. Vedesse che cosa l’odio aveva potuto contro un teenager allegro e chiaramente fuori posto, in quel posto.
Dall’altra parte c’è la storia del processo farsa agli esecutori, la storia di che cosa l’odio riuscì a fare in tribunale. Nel settembre del 1955 i due assassini furono assolti da una giuria tutta bianca e tutta maschile. I media nazionali arrivati a frotte si stupirono di fronte a giurati che bevevano birra durante il processo, a spettatori che giravano armati, allo sceriffo che salutava gli spettatori neri con “Hello niggers!”, allo straodinario coraggio dello zio di Emmett che identificò in aula uno degli imputati: un atto di coraggio senza precedenti, un evento storico in Mississippi. Che fossero loro gli assassini non c’è dubbio, l’anno dopo lo confessarono alla rivista Look, ormai protetti dal verdetto di non colpevolezza.
Nel frattempo la stampa meridionale aveva cominciato l’opera di character assassination degli afroamericani coinvolti nella vicenda. In particolare ebbe le prime pagine il padre di Emmett, Louis Till, finito in corte marziale e impiccato mentre era sotto le armi in Italia, dieci anni prima. Dei dettagli della sua condanna neanche la famiglia sapeva. E i dettagli furono allora pienamente rivelati: era stato condannato per aver ucciso una donna e averne violentato due, in un processo che ai ricercatori di oggi appare inquinato da razzismo. I reati erano stati commessi a Civitavecchia nel giugno 1944, l’impiccagione era avvenuta il 2 luglio 1945 vicino ad Aversa. Insomma, il soldato Louis Till non era un eroe di guerra, e lo stupro sembrava essere un vizio di famiglia.
Tutto ciò fu una tappa importante nello sviluppo del civil rights movement di quegli anni. Fra l’altro, Mamie Till-Mobley ne divenne una militante molto attiva.
Il 25 luglio 2023 il presidente Joe Biden ha istituito un National Monument che onora la vita di Emmett e di Mamie, scomparsa nel 2003. “Monumento nazionale” è una denominazione ufficiale del governo che designa un numero limitato di località importanti per ragioni storiche o naturalistiche. Finora sono 131 in tutto il paese, e includono il George Washington Birthplace e le sequoie giganti della California, il Little Bighorn Battlefield e il Grand Canyon, l’Underground Railroad e le rovine azteche del New Mexico, la Statua della Libertà. Servono anche ai presidenti per lanciare messaggi simbolici. Per dire, Obama aggiunse alla lista il César E. Chávez National Monument, cioè la sede del sindacato dei braccianti agricoli della California, e poi lo Stonewall National Monument, cioè l’area di Manhattan dove è nato il Gay liberation movement.
L’Emmett Till and Mamie Till-Mobley National Monument offre ora protezione federale a tre luoghi significativi delle vicende del 1955: la chiesa del South Side di Chicago dove avvenne il funerale di Emmett, il luogo sulle sponde del Tallahatchie River dove fu ritrovato il suo corpo massacrato, e infine il tribunale della Contea di Tallahatchie che dichiarò non colpevoli i colpevoli. E di protezione questi luoghi hanno in effetti bisogno, in particolare quello in Mississippi che è il più drammatico e il più fuori mano, il Gabrall Landing lungo il Tallahatchie River. Lì gli historical markers sono stati ripeturamente vandalizzati, gettati nel fiume, fatti segno di colpi di armi da fuoco. L’ultimo, installato nel 2019, è in acciao e acrilico, dovrebbe essere a prova di pallottola e più sicuro.
Insomma, c’è stato bisogno di un bulletproof memorial, per il povero Emmet.

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