Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Con la guerra di Putin, per gli americani la Russia è diventata il nemico 

Seguendo una segnalazione della preziosa trasmissione domenicale di Radio Radicale, Media e dintorni, sono andato a vedermi una recentissima indagine del prezioso Pew Research Center – che ha indagato sul mutare degli atteggiamenti degli americani nei confronti della Russia. L’indagine, consultabile qui, è stata condotta nei giorni 21-27 marzo nell’ambito dell’American Trends Panel e ha riguardato 3.581 persone che hanno risposto a domande in inglese o spagnolo. Come è evidente dalle date, tutto si è svolto nel pieno dell’aggressione russa all’Ucraina. E com’è ovvio ne risente parecchio.

Due sono le tendenze che emergono con chiarezza. La prima è che c’è stato, fra oggi e solo pochi mesi fa (gennaio scorso), un drammatico rovesciamento di opinioni sulla Russia: oggi percepita dai più, da 7 americani su 10, come “nemico” e non come “concorrente”, il contrario di un paio di mesi fa. La seconda è che, sui giudizi sulla Russia, c’è stato un avvicinamento fra i due partiti, con i repubblicani che si sono adeguati alle opinioni negative dei democratici. La percezione della Russia come minaccia reale ha prodotto una attenuazione della frattura fra i partiti.

All’inizio della sua presidenza, Biden aveva cercato (sperato, pregato) di usare la competizione con la Cina come una bandiera da sventolare per creare consenso alla sua amministrazione, per incrinare un poco la polarizzazione partitica che da decenni divide il paese. Almeno a proposito di se stesso e delle sue imprese, è stato Vladimir Putin a riuscire nel miracolo. Se sia un miracolo destinato a durare e magari ad allargarsi ad altre aree di policies, si vedrà.

Il primo dato importante è dunque questo. Oggi il 70% degli americani pensa la Russia come nemico,  un salto straordinario rispetto al gennaio scorso, quindi a prima della guerra di Putin, quando era solo il 41% a pensarla così. Viceversa, è scesa in picchiata la percentuale di americani che pensano la Russia come competitor, dal 49% di gennaio al 24% di oggi. Parallelamente una percentuale irrisoria (6%) mostra qualche fiducia in Vladimir Putin, il contrario di quanto ne mostri in Volodymyr Zelenskyy (72%).

Il secondo dato importante è che la  tendenza è stata bipartisan, ha riguardato entrambi i partiti in maniera omogenea, e in effetti ha comportato una riduzione nella distanza fra le loro posizioni.

A vedere la Russia come nemico sono ora il 72% dei democratici e il 69% dei repubblicani – siamo lì, quindi. In un cambiamento parallelo, siamo ancora lì: ad avere una opinione sfavorevole della Russia sono il 72% dei democratici (rispetto al 49% di un anno fa) e il 67% dei repubblicani (rispetto al 32% di un anno fa). Il che vuol dire che i punti di differenza fra democratici e repubblicani erano 17 nel 2021, e sono scesi appena a 5 oggi: un avvicinamento significativo.

Ancora. Due anni fa, nel 2020 (l’ultimo anno  in cui c’è stato un sondaggio su questa questione) a percepire la Russia come un major threat, una grossa minaccia agli Stati Uniti era il 68% dei democratici e il 48% dei repubblicani, una differenza di ben 20 punti. Oggi la percezione è rimasta stabile per i democratici, al 66%, ma è cresciuta al 61% per i repubblicani. Di nuovo solo 5 piunti di differenza. Oggi i due valori sono quasi simili fra i due partiti.

In uno sviluppo probabilmente correlato (chissà) sono cresciute le opinioni favorevoli sulla NATO, senza rovesciamenti drammatici in questo caso, riducendo anche qui le differenze fra i partiti – ma in questo caso solo un poco. In generale le opinioni favorevoli sono passate dal 61% della primavera 2021 al 67% di oggi; e mentre si sono mantenute stabili fra i democratici (vicino all’80%) sono cresciute abbastanza fra i repubblicani, dal 44% al 55%. E tuttavia, com’è evidente, le differenze di valutazione persistono.

Un altro modo di considerare la questione è questo. Un percentuale simile di americani, il 69%, ritiene che gli Stati Uniti ricavino dei benefici reali dalla membership nell’organizzazione (ricordate che Trump aveva dei dubbi). Ma con interessanti variazioni nelle componenti più ideologizzate dei due partiti. I più entusiasti dei vantaggi della NATO sono i democratici più liberal (l’85% di loro la pensa così). I meno entusiasti continuano a essere i repubblicani più conservatori (solo il 51%). Di nuovo, le differenze persistono.

Categorie:Guerra

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