Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Ostruzionismo! I comodi filibustieri del Senato americano

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Avete presente il vecchio film di Frank Capra, Mr. Smith va a Washington? Roba in bianco e nero degli anni Trenta (1939), con la faccia giovane e onesta di James Stewart?  Quando, per una serie di circostanze, il giovane e onesto e ingenuo e inesperto cittadino qualunque Jefferson Smith (notate il cognome, un generico cittadino Smith, e il nome invece risonante di storia e libertà, prima che su Thomas Jefferson circolassero tutte quelle chiacchiere sul suo schiavismo) si trova a occupare un posto da Senatore degli Stati Uniti. E finisce impigliato suo malgrado in manovre politiche poco pulite. Per difendere la sua reputazione e impedire l’approvazione di una legge corrotta Mr Smith mette su un lungo ostruzionismo, parlando in aula ininterrottamente per 25 ore finché non cade esausto, la sua bella faccia giovane e onesta misticamente stravolta dall’eroica fatica. 

Ecco, quello era l’eroico ostruzionismo di una volta. L’altro giorno, nella sua prima conferenza stampa da presidente, Joe Biden ha detto che sarebbe bello ritornare a quei tempi, agli usi di quando era entrato lui in Senato “120 anni fa” (esagera, eh, fa lo spiritoso).

Perchè nel frattempo molto è cambiato.

L’ostruzionismo è una pratica tradizionale nel Senato americano dove, da sempre, non ci sono limiti di tempo agli interventi dei senatori. Era (ed è) un modo di dare drammaticità a una iniziativa politica straordinaria, l’opposizione radicale a qualcosa di iniquo tentato da maggioranze inique – a quale scopo? Be’, per imbarazzare pubblicamente i cinici colleghi che siedono in Congresso, e per avvertire e sensibilizzare l’opinione pubblica generale, l’intera cittadinanza. Il nome americano  dell’ostruzionismo è filibuster, viene dalla storia della pirateria atlantica ed è facilmente comprensibile anche in italiano (“filibustiero” ci dicevano i nostri nonni quando facevamo i cattivi ragazzi). La versione illustrata nel film di Capra, il talking filibuster o ostruzionismo parlato, tutto resistenza fisica e resilienza urinaria, in cui sei davvero costretto a tenere discorsi infiniti per bloccare i lavori dell’aula, teoricamente esiste ancora e qualcuno l’ha anche usata. Ma in pratica non esiste più, sostituita da un più comodo, comodissimo virtual filibuster, l’ostruzionismo virtuale.

Nell’ultimo secolo varie riforme del regolamento del Senato hanno prodotto un risultato piuttosto surreale. 

Affinché l’ostruzionismo a un progetto di legge entri in funzione è sufficiente annunciarlo. E per farlo, a nome di tutta l’opposizione, basta un solo senatore. Lo dici, lo metti agli atti e tutto tranquillo te ne vai a dormire a casa. Una volta fatto l’annuncio, il Senato può fare due cose. Può decidere di passare ad altro, abbandonando il progetto di legge al suo destino. Oppure può cercare di andare avanti, di superare l’ostruzionismo annunciato e arrivare al voto sul progetto contestato; ma per imporre la fine dell’ostruzionismo ci vuole il voto di una maggioranza qualificata dei senatori, oggi come oggi 60 sul loro numero totale di 100. Per cui siamo a questo punto: per approvare una legge servono 51 voti, il voto di 51 senatori, la maggioranza semplice; ma per decidere se votare su quella legge, di voti ne servono 60. Tutto ciò può uccidere una legge in fasce; se sapete di non avere i 60 voti necessari per superare un probabile ostruzionismo, neanche la presentate. Tutto ciò può uccidere una legge in itinere; gli archivi sono pieni di bills approvati alla Camera e scomparsi in Senato. O può costringere a compromessi – come è famosamente accaduto per la riforma sanitaria di Obama.

E’ il governo della “supermaggioranza”, si dice.  Che ha effetti modesti finché i due partiti principali, nessuno dei quali ha in genere 60 voti da solo, sono inclini al compromesso e agli accordi bipartisan.  Ha invece effetti paralizzanti quando lo scontro è su principi o valori ritenuti non negoziabili; oppure quando sono proprio i due partiti principali, nella loro interezza, a essere così polarizzati, così ideologicamente distanti, anzi contrapposti, che i compromessi con gli avversari sono considerati  tradimenti. E’ il caso di questi ultimi anni fra democratici e repubblicani, è il caso dell’attuale Senato dove i due partiti hanno 50 senatori ciascuno e dove i Dems arrivano alla maggioranza di 51 grazie al voto della vice-presidente Kamala Harris. Con la minaccia dell’ostruzionismo e dei loro 50 compattissimi voti, i repubblicani possono bloccare gran parte del programma dell’amministrazione democratica, e dicono che lo faranno. I democratici minacciano ritorsioni, riforme del sistema, ma finora ci sono andati con i piedi di piombo.

Ci sono andati cauti perché, in fin dei conti, l’ostruzionismo è uno strumento del partito di minoranza, e si sa che le fortune elettorali sono mobili: chi è maggioranza oggi sarà minoranza domani, e il filibuster può sempre tornare comodo. Ci sono andati cauti anche perché cambiare le regole del gioco, il regolamento parlamentare, richiede comunque consenso bipartisan; come dire, anche contro le riforme del filibuster si può fare filibuster. E tuttavia il presidente Biden ha mostrato segni crescenti di impazienza. Nella conferenza stampa dell’altro giorno ha dunque parlato di un abuso “gigantesco” dell’ostruzionismo, ha detto che se ci sarà un lockdown dell’attività legislativa bisognerà pensare a provvedimenti correttivi. Cautamente ha suggerito un ritorno all’obbligo del talking filibuster. Se proprio volete bloccare una legge, metteteci un po’ d’impegno fisico: parlate parlate parlate fino a crollare collassati. “E indovina un po’? La gente si stancava di parlare e si stancava di collassare. E l’ostruzionismo finiva”. 

Proprio come accade al  giovane Mr Smith di James Stewart.

Certo, oggi come oggi, con l’età tutt’altro che giovane di tanti senatori, ex-colleghi e coetanei del vecchissimo presidente, ciò potrebbe portare a un massacro.

Categorie:Cultura politica

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  1. Rassegna 30.03.21 | Stefano Ceccanti

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