Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Appunti. L’amministrazione Biden-Harris, rooseveltiana e populista

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L’amministrazione Biden-Harris ha un compito enorme, e lo sa. Lo sa a giudicare da quello che i suoi esponenti dicono, da quello che promettono di fare, dal tipo di personale di governo che hanno reclutato. Lo sa a giudicare dal barrage di ordini esecutivi annunciato per le prime ore, per i primi giorni, che deve lanciare un messaggio immediato di discontinuità, di rapido cambiamento. Lo sa a giudicare dalle prime proposte legislative da inviare al Congresso, i provvedimenti anti-crisi, le riforme dell’immigrazione, che dovrebbero cominciare ad affrontare i dolori del presente e quelli accumulati nel più lungo passato.

L’amministrazione Biden-Harris deve gestire le eredità del trumpismo, quello di vertice e quello popolare, un governo a pezzi e una opinione pubblica avvelenata e divisa, le inchieste sul background del 6 gennaio e ciò che resta del processo di impeachment, un ex presidente che se ne va ignorando il successore, lui e famiglia facendo le valigie con malagrazia, e sbattendo la porta. E deve gestire l’emergenza sanitaria più grave da un secolo a questa parte e la recessione economica che ne deriva. Già questo basterebbe, no? Le cerimonie di insediamento, comunque molto ridotte per colpa del coronavirus, sono ora diventate blindate, con la Guardia nazionale a controllare i movimenti e a proteggere le istituzioni.

L’amministrazione Biden-Harris, tuttavia, è chiamata a fare ben altro, a guidare un vero e proprio passaggio d’epoca: il disfarsi finale del vecchio regime politico-sociale conservatore repubblicano, nato mezzo secolo fa. Si tratta di un passaggio doppio, in effetti, perché in parallelo c’è una ulteriore fase del declino relativo americano nella scena internazionale, declino di hard power e di soft power; ma di questo parleremo un’altra volta. Saprà un figlio del precedente regime come Joe Biden pilotare la nave del paese (come si diceva di Roosevelt) attraverso tutto questo? Nell’ultimo anno Biden ha mostrato di saper imparare. Negli ultimi mesi, in particolare nei giorni tempestosi dopo Election Day, ha inoltre mostrato una vecchiezza pacata e implacabile, sorprendente nella capacità di non farsi distrarre. E poi, accanto, c’è l’energia di Kamala Harris, novità storica ben rodata.

L’amministrazione Biden-Harris sembra decisa a pensare in grande, a pensare strutturale. “Act big”, ha detto ieri la prossima ministra del Tesoro Janet Yellen durante le audizioni di conferma senatoriale. E’ dunque comprensibile che si possa definire il suo approccio “rooseveltiano”, richiamando la complessità dei problemi e il largo respiro delle risposte riformatrici di un altro passaggio d’epoca, gli anni trenta del New Deal. Ed è comprensibile che possa essere definito “populista” nello specifico significato americano del termine, nel momento in cui mira a curare le eccessive diseguaglianze economiche, la divaricazione fra i pochi ricchi e il resto dell’America. Con l’impegno a ricostruire un ceto medio un po’ mitico, che Biden definisce con una formula desueta, molto metà-Novecento, quasi old-left, e cioè fatto di well-paying good union jobs.     

L’amministrazione Biden-Harris cerca di parlare a tutte le anime del partito democratico. All’inizio della stagione delle primarie, ormai tanto tempo fa, le anime erano grosso modo due. C’era chi riteneva Trump una parentesi disgraziata, e voleva tornare alle buone maniere di una volta; e Biden era fatto così. E poi c’era chi riteneva Trump il prodotto di un sistema malato da riformare alla radice; e qui c’erano Elizabeth Warren e Bernie Sanders. Lo slogan Bring Back Better della campagna elettorale si è rivelato una sintesi accettabile. E infatti il primo stimulus package da presentare subito in Congresso, un enorme e complesso pacchetto da 1900 miliardi di dollari, contiene spese d’emergenza e investimenti, aiuti temporanei e stabili riforme (tipo il salario minimo per i lavoratori federali di 15 dollari l’ora), che vorrebbero rispondere a entrambe le esigenze.

L’amministrazione Biden-Harris sembra intenzionata a portare avanti questo pacchetto senza timidezze nelle assemblee legislative. Sia Biden che Harris sono ex membri del Senato, Harris in quanto vice-presidente tornerà a presiederlo, Biden ne è un veterano; quindi stanno tentando la carta di un accordo bipartisan con i repubblicani in quella camera alta dove la maggioranza democratica è risicatissima. Ma si dice che abbiano imparato dalle vicende dell’amministrazione Obama a non farci troppo conto, soprattutto a non cedere in anticipo; si dice che abbiano imparato che la cautela eccessiva nell’affrontare i problemi è un errore di policy e di politics, non deve tarpare le ambizioni. Se queste ambizioni saranno invece tarpate dall’opposizione, si starà a vedere. 

Al Senato, a presiedere il Budget Committee, cioè la commissione bilancio, luogo chiave per i destini della manovra, ci sarà Bernie Sanders. Altro che progetto rooseveltiano o populista, già sento le grida di “socialista”! 

Post Scriptum. L’amministrazione Biden-Harris ha una via stretta al successo. Molti osservatori sottolineano come debba produrre risultati legislativi importanti e concreti che incidano subito sulla vita delle persone, perché le elezioni di midterm sono già dietro l’angolo, l’anno prossimo. Ma anche come questi risultati siano difficili da portare a casa, in un Senato che ha spesso bisogno di supermaggioranze (del 60%) per funzionare, e dove la maggioranza democratica di 51 è solo sulla carta, perché ci sono senatori Dem conservatori che potrebbero dare conforto ai repubblicani. Aggiungerei un ulteriore problema. I legislatori Dem conservatori non sono infiltrati del nemico, piuttosto rappresentano, anzi sotto-rappresentano, la parte moderata-conservatrice degli stessi elettori del partito. Che è consistente, in effetti è la parte più ampia, il 52%, secondo i sondaggi Pew Research dell’anno scorso. Con i liberal al 32% e i very liberal al 15%, per un totale che non arriva alla metà. 

L’amministrazione Biden-Harris sembra essere più a sinistra del suo elettorato, e sul medio periodo, fra le tante cose, deve tener conto anche di questo. Esercitare leadership energica, ma andarci cauta. 

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  1. Rassegna 21.01.21 | Stefano Ceccanti

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