Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

La libertà religiosa come causola di pace civile, e l’incredulità all’americana come utile fondamento di libertà religiosa (riflessioni di un cattolico, 1960)

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Esce oggi il libro di John Courtney Murray, Noi crediamo in queste verità. Riflessioni cattoliche sul “principio americano” (Morcelliana, 2021), a cura e con introduzione di Stefano Ceccanti. Si tratta della riedizione della prima traduzione italiana (1965, di Carlo De Roberto) del testo originale, We Hold These Truths: Catholic Reflections on the American Proposition (1960).

L’autore, John Murray (1904-1967), è un autorevole (e controverso) gesuita americano, teologo e filosofo, che scrive di liberà religiosa e pluralismo negli Stati Uniti ai tempi del primo presidente cattolico, John Kennedy, e del Concilio Vaticano II. Sessant’anni fa, nel dicembre 1960, il settimanale Time gli dedicò la copertina con il titolo “U.S. Catholics & the State”. L’introduzione di Ceccanti vi dice tutto quello che c’è da sapere su di lui. Qui mi piace leggere un paio di paginette tratte dal secondo capitolo (alle pp. 71-74): sul bello delle due clausole religiose del Primo Emendamento (divieto di religione di stato e libertà di esercizio), clausole di pace civile; e sull’utilità dei non credenti all’americana, fattori di libertà religiosa

Le clausole religiose del Primo emendamento: clausole di pace

Dal punto di vista sia della storia che da quello della realtà sociale contemporanea si può solo sostenere che i due articoli del Primo Emendamento non sono articoli di fede ma clausole di pace. Come il resto della Costituzione, questi provvedimenti sono opera di uomini di legge, non di teologi o di teorici politici. Essi non sono un dogma ma soltanto buona legge, e ciò è già abbastanza importante.

Ma se questo è il punto di vista cattolico non intendo però che abbia la caratteristica di un altro punto di vista “settario”: in pratica si tratta dell’unica presa di posizione che possa essere assunta da un cittadino dotato sia di senso storico che di senso comune. 

[…] [G]li artefici della Repubblica Americana e della sua Costituzione non erano dei teorici radicali intenti alla costruzione di una società secondo le richieste a priori di uno schema dottrinario, disprezzando ciò che in effetti veniva loro “offerto” dalla storia. Fortunatamente, come ho detto, essi erano per la maggior parte dei giuristi ed avevano un forte senso di quel criterio primario della buona legge che è rappresentato dalla necessità o dall’utilità di salvaguardare la pace pubblica, posta una data serie di condizioni.

Tutte le leggi mirano a quel bene comune che a sua volta costituisce la norma direttrice di ogni legge; e la pace sociale assicurata da un’equa giustizia verso tutti i possibili gruppi in lotta costituisce il più alto fattore integrativo del bene comune. Questo criterio legale costituisce il primo e più solido basamento su cui si fonda la validità del Primo Emendamento.

[Molteplici sono i fattori storici che, dice Murray, hanno contribuito alla libertà religiosa e alla separazione fra Stato e Chiesa in America: la molteplicità delle confessioni religiose, la libertà dei commerci, suggestioni di libertà provenienti anche dall’Inghilterra… Ma qui mi piace sottolineare il fattore che Murray elenca per primo: l’incredulità o indifferenza religiosa di tanti americani.]

L’incredulità in America come fondamento della libertà religiosa

C’era innanzitutto la grande massa di coloro che non partecipavano a nessuna Chiesa: uomini tagliati fuori dalla religione a causa delle condizioni della vita di frontiera; gente che non si curava della religione a causa delle preoccupazioni materiali di questo mondo; gente che pensava alla religione come elemento indispensabile alla moralità e perciò anche ad una vita civile ed ordinata ma che non erano interessati o forse erano anche ostili verso quella che viene chiamata “religione organizzata”.

Anche se la cosa può essere imbarazzante per i credenti di larga mentalità, è nondimeno un fatto che lo sviluppo della libertà religiosa nella società è in stretto rapporto con il diffondersi dell’incredulità e dell’indifferenza. La nostra buona fortuna risiede nel particolare tipo di incredulità che la società americana ha conosciuto, e che è ben diversa dal laicismo continentale superficialmente anticlericale, fondamentalmente antireligioso, di spirito militante, attivo nel perseguire il suo scopo di distruggere ciò che considerava odioso.

L’incredulità in America ha avuto un carattere piuttosto superficiale ed è stata il prodotto di un materialismo ingenuo più che di una cosciente convinzione. Il non credente americano si limita a dire: “Io personalmente non sono una persona religiosa”, e per quanto lo riguarda l’argomento è chiuso. L’americano non credente rispetta di solito le altrui credenze o per lo meno rispetta la libertà di credere; e ciò ha avuto grande importanza influendo sul clima generale in cui operano le nostre istituzioni.

Categorie:religione

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