Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Contro-monumenti alla lotta di classe? Il memoriale ai martiri di Haymarket

Haymarket_larga

Haymarket Martyrs Memorial, 1893, by Albert Weinert (1863-1947), granite and bronze, Forest Home/Waldheim Cemetery, Forest Park, Illinois (National Historical Landmark)

Esistono negli Stati Uniti (per ora restando nei tempi del lungo Ottocento, in particolare della fase di intensa industrializzazione fra post-Guerra civile e Grande guerra) dei monumenti pubblici ai conflitti operai, alla lotta di classe, alle lacerazioni violente dell’ordine sociale e politico? Dei “contro-monumenti” che siano memoria di attori resistenti o di vittime non pacificate, che siano una sfida alla narrazione nazionale, provocazione e non consolazione? Che siano una cosa diversa – metto subito le mani avanti – dai monumenti che rappresentano o celebrano il lavoro, il lavoro manuale, il lavoratore, in particolare il lavoratore urbano. Di questi ultimi se ne trovano parecchi, quasi di routine, perché della narrazione nazionale mainstream essi partecipano positivamente, essendo il lavoro manuale accettato come cosa buona, dignitosa, nella cultura della cittadinanza repubblicana, nella cultura anti-castale del self-made man. Ma dei protagonisti proletari della Guerra fra Capitale e Lavoro, come si diceva allora con tutte le maiuscole al loro posto, che cosa resta?

Per essere pienamente significativa, un’indagine che dia risposta a queste domande dovrebbe riguardare con attenzione tutti i centri industriali del paese, anche i più piccoli, e le aree minerarie – alla ricerca di modesti memoriali, magari funebri, magari individuali (di working-class heroeslocali, di caduti in scioperi e scontri) che sospetto si nascondino nella grande provincia americana. Dei monumenti agli eventi più drammatici e di rilevanza nazionale sappiamo più cose più facilmente, com’è ovvio. Per esempio il Ludlow Massacre Monumentdel 1918: eretto dal sindacato United Mine Workers of America per piangere il massacro di minatori e loro famiglie (20 morti, di cui 2 donne e 11 bambini)avvenuto il 20 aprile 1914 in una tendopoli di scioperanti, per mano della Colorado National Guard. Oppure, e questo credo sia la madre di tutti i monumenti di questo tipo, e perciò ne parlo qui diffusamente, il Haymarket Martyrs Memorialdel 1893, che si trova nel Forest Home/Waldheim Cemetery a Forest Park, un sobborgo di Chicago.

L’evento che ricorda è celebre e tragico e, come ognun sa, connesso alle origini della “festa” internazionale del Primo Maggio. E quindi: la campagna sindacale nazionale per la giornata di otto ore dei primi di maggio del 1886; gli incidenti di Chicago con la polizia che uccide scioperanti e una bomba che, a Haymarket Square, uccide poliziotti; il processo-farsa a un gruppo di anarchici, quasi tutti di nascita tedesca, accusati essere i bombaroli; le condanne a morte e infine, l’11 novembre 1887, l’impiccagione di quattro di loro (August Spies, Adolph Fischer, George Engel, Albert Parsons, un quinto si suicidò in carcere, Louis Lingg). Loro sono dunque i “martiri” di Haymarket, e a loro è dedicato il monumento funebre in questione. Che raffigura una donna in piedi (la Giustizia) che sembra uscire dal gruppo scultoreo e guardare lontano (verso un futuro migliore?), sopra e accanto al corpo riverso di un proletario caduto, sul cui capo pone una corona d’alloro. Alla base c’è una scritta che appartiene senza dubbio alla logica del contro-monumento non pacificato, e sono le parole pronunciate da August Spies prima dell’esecuzione: “Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più potente delle voci che strangolate oggi”.

Haymarket_base

Quanto è “pubblico” una monumento funebre? Non lo è in senso tecnico, perché finanziato e gestito da privati nel lotto privato di un cimitero. In questo caso la gestione iniziale era della Pioneer Aid and Support Association (PASA), presieduta da Lucy Parsons, vedova di Albert. E il cimitero era l’allora German Waldheim Cemetery (poi tradotto Forest Home), l’unico nella regione che accettasse i resti degli anarchici; in effetti l’unico che, dalla sua fondazione nel 1875 (a opera di immigrati tedeschi, e sì, ahimé, sul sito di un cimitero Potowatami), non faccesse discriminazioni di razza, etnia e credo politico. E tuttavia, almeno in questo caso, il monumento era anche una cosa molto pubblica fin dall’inaugurazione del 25 giugno 1893 – e lo rimase anche dopo per la sua presenzain un luogo comunque aperto a tutti. Alla cerimonia della dedica c’erano 8000 persone, 3000 delle quali arrivate con una marcia da downtownChicago, alcune venute da lontano per passione ideologica o perché erano in città per l’Esposizione Colombiana. C’erano attivisti politici e sindacali ed esponenti della comunità germanica. La folla cantava la Marsigliese, la canzone che i condannati avevano cantato sul patibolo.

Dopo di allora, questa parte del cimitero divenne la meta di pellegrinaggi politici da tutto il paese, e dall’estero. Divenne una specie di sacrario del movimento operaio nelle sue componenti più radicali. Molti attivisti di sinistra chiesero di esservi sepolti. Ci sono così le tombe di dirigenti che hanno fatto la storia del movimento anarchico e del partito comunista americano: Emma Goldman (1869-1940)ed Elizabeth Gurley Flynn (1890-1964), Eugene Dennis (1904-1961) e William Z. Foster (1881-1966) fra gli altri, in tutto una sessantina di nomi. Il militante e songwriterdegli Industrial Workers of the World, Joe Hill (1882-1915), mandato a morte per fucilazione dalla giustizia westerndello Utah, volle che le sue ceneri fossero sparse lì vicino; e lo stesso volle il leader degli IWW, William “Big Bill” Haywood (1869-1928). L’area è oggetto di visite guidate e di celebrazioni in occasione delle date più simboliche, il Primo maggio, il 4 maggio (il giorno della bomba), l’11 novembre (l’anniversario delle esecuzioni). Nel suo complesso è nota, un po’ turisticamente, come Dissenters’ Row o Radical Row.

Haymarket_tours

Come spesso accade, quello non era l’unico monumento ai fatti di Chicago. Come spesso accade, c’era stata una competizione politica nel tentativo di plasmarne la memoria sociale. In effetti il Martyrs Memorialnacque come reazione a un primomemoriale innalzato proprio a Haymarket Square nel 1889: un monumento alla polizia sponsorizzato dal quotidiano Chicago Tribune, la statua di un poliziotto con un braccio imperiosamente teso a intimare, come si legge sul piedistallo,  “In the name of the people of Illinois, I command peace”.La natura e la collocazione spaziale dei due monumenti indicava una ovvia gerarchia di potere, decentrato e tecnicamente privato quello agli anarchici, centralissimo, visibilissimo e pubblico quello alle forze dell’ordine. E tuttavia allaPolice Memorial Statuemal gliene incolse. Troppo centrale per non essere investita e abbattuta da un tram deragliato, forse on purpose, nel 1927. Restaurata e ricollocata, rimase comunque troppo visibile per non essere vandalizzata da dimostranti radicali nel maggio del 1968, fatta ripetutamente a pezzi da bombe Weatherman nel 1969 e nel 1970. Fu infine trasferita in un luogo sicuro, al riparo dai malintenzionati e dalla vista di tutti – la lobbydella centrale di polizia prima, infine il cortile della Police Academy.

HACAT_V2.tif

Haymarket Police Memorial Statue, 1889, by Johannes Gelert, bronze, Haymarket Square, Chicago (ora nel cortile della Police Academy).

Diverso è stato il destino di lungo periodo del Martyrs Memorial: non verso il chiuso di un cortile ma verso il riconoscimento nazionale. Già il giorno dopo l’inaugurazione, il 26 giugno 1893, vide un evento straordinario: il perdono e la liberazione degli anarchici imputati ancora in carcere (tre, di cui due condannati all’ergastolo) da parte del nuovo governatore dell’Illinois, il democratico John Peter Altgeld. L’atto di Algeld, che gli costò la carriera politica, investiva tutto il processo, giudicato “not fair”,inficiato da pregiudizi, senza prove conclusive, e quindi riabilitava anche la memoria degli impiccati. Ci volle poi un secolo per il passo successivo. Nel 1997 il monumento entrò nella lista dei National Historical Landmark del National Park Service (un’agenzia del U.S. Department of the Interior), facendo eccezione alla politica del NPS di non nominare tombe o memoriali privati. Ma l’eccezione era ben giustificata, dice la proposta di nomina stilata da una storica della Newberry Library, Robin Bachin, che è un inno alla storia operaia americana.La targa di ottone aggiuntasul sito del memoriale ne riassume la ragione: “Questo monumento rappresenta la lotta dei movimento operaio per i diritti dei lavoratori e ha valore nazionale nel commemorare la storia degli Stati Uniti d’America”.

Haymarket-Martyrs-NHL-plaque

Insomma, sembrava proprio che la tragedia di Haymarket potesse essere riassorbita nella narrazione “progressista”, conflittuale ma alla fine pacificata, della vicenda nazionale. Fine della storia, dunque? Ma neanche per sogno. I cultori più radicali della tradizione, molti di loro anarchici, si ribellarono all’idea che i loro compagni giustiziati fossero associati in qualche modo al governo federale di cui il NPS è parte (anche se in verità a giustiziarli fu lo stato dell’Illinois, non il governo federale). Vandalizzarono così la nuova targa:“Prima vi hanno tolto la vita. Ora sfruttano la vostra memoria”. E fecero vivaci proteste alla sua dedica, il 3 maggio 1998, insultando gli oratori e i sindacalisti presenti (parlarono il presidente della Chicago Federation of Labor e alcuni storici della Illinois Labor History Society a cui, dal 1971, era passata la proprietà del sito). Li accusarono di aver svenduto al governo la memoria dei martiri, di averne addomesticato gli ideali. Coloro che volevano rovesciare lo stato, dicevano, erano ora celebrati ufficialmente come vittime degli eccessi di un’epoca lontana, come testimoni di un tragico errore, come campioni di un progresso nei diritti. Nel piangerne la sorte, lo stato celebrava se stesso.

Insomma: nel momento in cui cessava di essere un vero contro-monumento, il Haymarket Martyrs Memorial diventava un monumento alla gloria nazionale.

Haymarket_plaque

Naturalmente tutto ciò pone il solito cruciale problema: a chi appartiene la memoria di Haymarket? Agli anarchici che vivono nella specifica tradizione dei militanti giustiziati? Al labor movementnel suo complesso? Alla più ampia opinione progressista? A tutta l’opinione nazionale? E chi, quale istituzione, quale gruppo, quale individuo, rappresenta ciascuna di queste opzioni, può parlare per esse? A questi problemi non sfugge un nuovo (e controverso, com’è giusto che sia) Haymarket Memorialinaugurato in città nel 2004, nel luogo esatto della tragedia, opera della scultrice Mary Brogger. Ma di questo parlerò un’altra volta.

Categories: Cultura politica, Labor movement, Uncategorized

Tags: , , ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s