Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Il tentativo di Castro e Mao di rubare il Quattro di luglio

16342Quarant’anni fa, nel 1976, in vista delle celebrazioni ufficiali per il bicentenario dell’indipendenza americana, ci fu chi pensò di preparare delle contro-celebrazioni. La People’s Bicentennial Commission, guidata dal trentenne Jeremy Rifkin, cercò di dare uno spin di sinistra, o meglio di New Left anni sessanta, ai festeggiamenti. Propose di aggiornare le tradizioni rivoluzionarie del paese, di mettere all’ordine del giorno le diseguaglianze economiche, di estendere il senso della Dichiarazione di indipendenza, di approvare una Declaration of Economic Independence (qui) dove il tiranno di cui liberarsi non è Giorgio III ma le giant corporations e un po’ l’intero sistema capitalistico.

Organizzò anche un rally a Washington per il Quattro di luglio di quell’anno.

Finì così nel mirino degli occhiuti guardiani dell’ortodossia patriottica. Guardiani già un po’ passé per l’epoca, annidati nel Sottocomitato per la sicurezza interna del Senato degli Stati Uniti, presieduto dall’ineffabile senatore James Eastland.

Eastland era l’altra faccia degli anni sessanta, uno di quelli che contrastò il movimento per i diritti civili e un po’ qualunque cosa si muovesse. Aveva tutte le caratteristiche per il ruolo da grande villain: eterno senatore democratico del Mississippi (dal 1943 al 1978), astuto manovratore parlamentare, ricco piantatore ahimé non più schiavista, razzista segregazionista, maccartista per costituzione, anti-comunista paranoico. Di lui diceva Lyndon Johnson: “è capace di trovarsi nel bel mezzo della peggiore alluvione del Mississippi e di dire che è tutta colpa dei niggers, aiutati dai comunisti”.

Fu Eastman a scrivere l’introduzione al rapporto del suo Sottocomitato sulla pericolossima People’s Bicentennial Commission, rapporto intitolato Il tentativo di rubare il Bicentenario (vedilo qui). L’introduzione diceva in parte così.

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E’ ovvio che affinché le celebrazioni nazionali del Bicentenario abbiano successo, sia necessaria la collaborazione delle scuole, delle chiese, dei mass media, della grandi organizzazioni nazionali. Ma le prove raccolte in questo rapporto, e nelle udienze su cui esso è fondato, portano alla conclusione che una organizzazione privata, la People’s Bicentennial Commission, finanziata da centinaia di migliaia di dollari, è riuscita a raggiungere le nostre chiese, le nostre scuole, i nostri media, molto meglio dell’organizzazione ufficiale, la American Revolutionary Bicentennial Administration.

Ma c’è di più. Le prove in nostro possesso dimostrano senza ombra di dubbio che la People’s Bicentennial Commission (PBC) è un’organizzazione di estrema sinistra le cui vere idee sono molto più vicine a quelle di Castro e Mao che a quelle dei nostri padri fondatori. La sua partecipazione al Bicentenario è un inganno e una frode. Intrufolandosi con la forza nelle celebrazioni, essa cerca in primo luogo di pervertirne il significato e poi di sfruttarle allo scopo di sovvertire e abbattere la nostra libera società.

Poiché la propaganda della PBC è abile e subdola, ci sono cascate anche molte persone benintenzionate. Come ha detto il Sig. Frank Watson, uno dei nostri testimoni:

“Per ciò che riguarda la capacità di attrarre un gran numero di persone che normalmente non si sentirebbero a loro agio con una organizzazione radicale, la PBC ha stabilito dei nuovi record. In verità, è indiscutibile che se fosse nota la vera origine, la vera paternità della PBC, molti degli attuali partecipanti, sostenitori e finanziatori non la toccherebbero neanche con un dito.”

Aprendo le udienze per preparare questo rapporto, feci questa dichiarazione:

“E’ importante che il Congresso e il pubblico siano consapevoli dell’esistenza di organizzazioni della sinistra rivoluzionaria che cercano di pervertire il significato legittimo della Rivoluzione americana e che, con la tacita complicità di organizzazioni frontiste, hanno avviato una massiccia campagna per ‘catturare’ le celebrazioni del Bicentenario.”

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Categories: Americanismo, Cultura politica

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