Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

L’astensionista tranquillo

92741079_640Per parecchi astensionisti che si conoscono, il non voto è diventato una tranquilla abitudine. Non è sempre stato così. All’inizio, soprattutto per quelli che si dicevano di sinistra, decidere di non votare o, per i più timidi, di votare scheda bianca, era un’impresa intensa e passionale, l’ultima attività militante (lo è ancora, per i neofiti della causa).

Votare è, dopo tutto, abbastanza semplice ed economico. È un atto elementare, richiede pochi minuti. Si decide, sulla base di qualche parametro di senso comune, senza troppe pretese, che “questi qui” sono un po’ meglio di “quelli là”, lo si scrive sulla scheda, la si depone nell’urna, e via. Prima e dopo si ha tutto il tempo che si vuole per fare altre cose, magari per fare, ciascuno nel suo piccolo, quel qualcosa che si rimprovera alla politica istituzionale di non fare (e per questo ci si astiene dal votarla).

Non votare richiedeva invece, all’inizio, riflessioni politiche, macerazioni etiche, complesse analisi storiche, telefonate, lettere ai giornali amici, lunghe discussioni a cena o dopo il cinema o, quando arrivavano i primi segni dell’estate (stagione elettorale), in campagna o al mare. Non votare esauriva spesso tutta l’energia fisica e intellettuale di cui uno disponeva. Restava il tempo e la voglia di fare altro? Difficilmente. Il tempo è quello che è, e certi astensionisti sono persone piuttosto delicate, nei gusti certamente ma anche nel fisico.

Parecchi astensionisti quindi, oltre a non votare, non facevano assolutamente niente. Certo, il mondo non andava come doveva andare; ma poi, insomma, la vita continuava e in fin dei conti si sopravviveva anche sotto un governo di “quelli là”. Anzi, c’erano nuove succulente discussioni serali, grida di orrore, accuse emotivamente soddisfacenti a questo e a quello. E magari una manifestazione di protesta alla quale non si poteva mancare (che emozione).

Ora gli astensionisti che si conoscono se ne stanno a casa, senza pensarci più. O vanno in vacanza, soprattutto se c’è un ponte lungo (da noi il voto è o dovrebbe essere un’attività festiva, non un evento da giorno di lavoro come, per dire, in Gran Bretagna o negli Stati Uniti). Se interrogati in proposito, ma succede sempre più di rado, citano la disaffezione generale alle urne, divenuta comune nel nostro paese come in altri, per giustificare la loro disaffezione.

La citano e magari la lamentano pure, dicono che sì, certo, è un problema: colpa del sistema, degli altri insomma. Di quel problema, se lo considerano davvero tale, sono diventati parte. E magari, presso i conoscenti, nel loro piccolo o grande giro di conoscenze, anche distratti e passivi legittimatori.

Categories: Elezioni

Tags: ,

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s