Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

Storie. God Bless America (nel senso dell’immigrato Irving Berlin)

C’è chi vorrebbe farne l’inno nazionale ufficiale, al posto di The Star-Spangled Banner. E in effetti God Bless America è stata abbastanza ufficializzata nel pieno della Guerra fredda: quando il suo autore Irving Berlin, per il fatto di esserne l’autore, ha ricevuto dal presidente Eisenhower la Medaglia d’oro del Congresso. C’è chi la considera svergognatamente nazionalista: perché Dio dovrebbe benedire l’America e nessun altro paese? (Naturalmente, tutti gli inni nazionali reclamano l’attenzione di Dio.) E che dire della separazione fra stato e chiesa? E’ anche una specie di musak sciropposa e commerciale, introduce spesso i grandi eventi sportivi. Il folksinger Woody Guthrie scrisse per reazione This Land is My Land che, nella versione originale, descrive un paese desolato e impoverito e si chiede alla fine se davvero “God blessed America for me”. Anche This Land is My Land è diventata, in versioni più soft, una sorta di inno nazionale alternativo – ma questa è un’altra storia, per un’altra volta. La storia di cui parlo qui riguarda God Bless America come canto di ringraziamento di un immigrato, e un immigrato ebreo, per il paese che gli ha dato rifugio e sicurezza.

Irving Berlin è nato infatti in Russia nel 1888, con il nome di Israel Isidore Beilin (o Baline ), in una famiglia ebraica che, come moltissime allora, è in fuga dai pogrom, emigra nelle Americhe e si stabilisce a New York, a Manhattan, nel Lower East Side. Diventato songwriter, Berlin compone questo pezzo durante la Grande guerra, ma non lo usa, lo mette da parte. Diventato il songwriter di successo che tutti conoscono (e conosciamo), lo riprende, lo modifica un poco e lo fa eseguire per la prima volta l’11 Novembre 1938 – in occasione dell’anniversario dell’armistizio di vent’anni prima. Lo esegue alla radio la cantante Kate Smith, che ne fa un hit istantaneo. Le date sono cruciali: la commemorazione della fine di una guerra, il timore di una nuova guerra all’orizzonte. Berlin è appena tornato da un viaggio in Europa, e ha visto l’Europa della conferenza di Monaco, della Germania nazista che annette l’Austria e un pezzo di Cecoslovacchia, che accelera la politica anti-semita. E il 9 novembre 1938 arriva Kristallnacht, la terribile conferma.

I primi versi di God Bless America, quelli meno noti del preambolo, sono espliciti nel riferimento alle nubi tempestose che si addensano oltremare, e alla fortuna di vivere in una terra più giusta. I versi più noti aggiungono: che Dio la guidi a superare la notte che si annuncia. “Non è una canzone patriottica”, dice Berlin al New York Times nel 1940, “ma piuttosto una espressione di gratitudine per ciò che questo paese ha fatto per i suoi cittadini, di ciò che home significa davvero”. La figlia di Berlin, Mary Ellin Barrett, ricorda più tardi: il tema centrale è “la terra che io amo”, che è “my home sweet home”:  è  una dichiarazione personale, un “grazie” a chi lo ha accolto, la canzone di un ragazzo immigrato che ce l’ha fatta. “Dio benedica l’America”, in questo contesto, non vuol dire che l’America è il paese di Dio. E’ invece la ripetizione di un mantra popolare di sollievo che Berlin dice di aver sentito spesso dalla madre. E’ il mantra di una madre ebrea immigrata contenta di essere lontana dai killing fields europei. Come darle torto.

Ecco il testo completo dunque, preambolo e tutto:

While the storm clouds gather far across the sea, / Let us swear allegiance to a land that’s free, / Let us all be grateful for a land so fair, / As we raise our voices in a solemn prayer.

God Bless America, / Land that I love. / Stand beside her, and guide her / Through the night with a light from above. / From the mountains, to the prairies, / To the oceans, white with foam / God bless America, My home sweet home / God bless America, My home sweet home.

Ed ecco la ricostruzione cinematografica della prima esecuzione alla radio, una ricostruzione fatta pochi anni dopo nel film This is the Army (1943, regia di Michael Curtiz, quello di Casablanca), basato a sua volta su un musical dello stesso Berlin. Kate Smith interpreta se stessa. Attenzione alle scene che scorrono durante la canzone, nella seconda parte del video. (Spoiler: compare anche un giovane Ronald Reagan.)

Categories: Immigrazione, patriottismo, Storie

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